Ogni pasticcere ha i suoi strumenti del mestiere: bilance, fruste, impastatrici, stampi… Ma ce n'è uno che non si trova sugli scaffali di un laboratorio, eppure è fondamentale tanto quanto gli altri: la divisa .
Giacca bianca, pantaloni neri. Un binomio che non è solo estetica, ma un vero e proprio codice fatto di storia, tradizione e professionalità. Ma perché proprio questi colori?
E soprattutto: l'abito fa davvero il pasticcere?
LA GIACCA BIANCA:
Il bianco è il colore della pulizia, dell'ordine, della disciplina . Non è un caso che la giacca del pasticcere sia nata proprio così.
Nel XIX secolo, il grande chef Marie-Antoine Carême – celebre per i suoi croquembouche e per aver trasformato la cucina in un'arte – volle dare dignità alla figura del cuoco. Lo vestì di bianco per sottolinearne il rigore e l'importanza, trasformando la divisa in un simbolo.
Ma c'è un dettaglio che pochi conoscono: un tempo, la giacca bianca non era per tutti . Solo il capo pasticcere poteva indossarla. Gli altri membri della brigata portavano magliette bianche o, nelle migliori realtà, una polo, segno che non avevano ancora raggiunto il livello necessario per vestire il simbolo della professione.
Era una vera e propria conquista: solo dopo anni di esperienza, dedizione e sacrificio, si guadagnava il diritto di indossare la giacca. Oggi le cose sono cambiate: basta frequentare un corso di cucina o pasticceria per indossarla fin da subito, e questo è ormai diventato normale giustamente.
Ma la vera domanda è: indossare una giacca fa di qualcuno un pasticcere?
La risposta sta in chi la porta. Il valore della giacca non è nel capo in sé, ma in ciò che rappresenta. Può essere indossata il primo giorno di scuola o dopo dieci anni di esperienza, ma ciò che conta è il rispetto per il mestiere e per chi lo pratica con serietà.
IL PANTALONE NERO:
Se la giacca è bianca per questioni di igiene, i pantaloni sono spesso neri per praticità . Un tempo si usavano modelli bianco e nero a pied-de-poule (chiamati anche sale e pepe per intenderci), ma oggi una parte dei pasticceri sceglie il total black o il gessato.
Perché? Perché il nero:
✔ Nasconde meglio le macchie di cioccolato, burro e zucchero. (non la farina ovviamente)
✔ Resiste ai lavaggi frequenti , mantenendo un aspetto ordinato.
✔ Dona un tocco di eleganza e modernità alla divisa.
Semplice, pratico ed essenziale.
LA DIVISA È SOLO UN'ABITUDINE? NO, È RISPETTO.
Indossare la divisa non è solo una formalità, ma un vero e proprio impegno verso chi ci circonda.
✔ Rispetto per la professione : vestire con cura significa prendere sul serio il proprio lavoro.
✔ Rispetto per i client: chi assaggia un dolce artigianale si fida di chi lo prepara, e una divisa pulita trasmette sicurezza.
✔ Rispetto per il team: un ambiente ordinato inizia da chi lo vive ogni giorno.
Ovviamente non tutti la pensano allo stesso modo. Ogni realtà ha il suo approccio, e il mestiere si evolve nel tempo. Ma creare piccoli momenti di piacere per i clienti è un'arte, e farlo con professionalità fa sempre la differenza rispetto a un approccio improvvisato.
Oggi ci sono grandi professionisti che lavorano in jeans, maglietta e sneakers. E va benissimo. L'importante è la competenza, non l'abbigliamento. Le cose sono cambiate, l'evoluzione è parte della crescita. Questo non è un confronto tra giusto e sbagliato, ma un modo per capire da dove tutto è iniziato e cosa rappresentava un tempo la divisa in pasticceria.
QUINDI, L'ABITO FA IL PASTICCERE?
Forse no. Ma sicuramente aiuterà a raccontare meglio il professionista che c'è dietro .
A presto!
Nel prossimo post parleremo della formazione. Un argomento che a me sta particolarmente a cuore.
Mario